Le richieste degli imprenditori sono state trasformate in emendamenti dei senatori Consiglio, Stucchi e Arrigoni al decreto che sarà discusso dal Senato la prossima settimana, ma la questione è anomala, perché, come conferma lo stesso Davide Caparini, segretario di presidenza della Camera, ora c’è di mezzo la Magistratura: “Dobbiamo considerare” – afferma – che oggi Ilva è governata da commissari che prendono decisioni in base a ciò che la Magistratura gli consente di fare. Ricordiamo che queste imprese stanno lavorando e sono fondamentali per uno dei comparti strategici dell’industria italiana. Dal punto di vista normativo si può intervenire dando la possibilità a questi commissari da trattare questi fornitori come se fossero parte integrante dell’Ilva stessa e non una parte stessa. E poi c’è il capitolo fondamentale dei costi: per tornare ad una situazione di pieno utilizzo della capacità produttiva dell’Ilva, serve oltre 1 miliardo di euro a cui vanno aggiunti 1,5 miliardi di euro necessari per la bonifica ambientale.” Di tutto questo si discuterà in Senato martedì. Ciò che è certo è che  il decreto Ilva dovrà essere riscritto.

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