Alle preoccupazioni per il domani, ci hanno fatto il callo. Non potrebbe essere altrimenti, per chi lavora da una vita, nel tessile. Per chi ha visto il settore perdere ordini, schiacciato dalla concorrenza e dai cambiamenti del mercato. Per chi ha visto chiudere una ad una, le grandi aziende storiche che più di altre davano da mangiare alle famiglie camune. La NK di Ceto, sopravvive. Lo fa nonostante le difficoltà e grazie all’impegno dei lavoratori, attaccati con le unghie e con i denti a quel lavoro. Ne sono rimasti 72. Prima della mobilità erano 102. Lavorano perché l’azienda si è rimessa in gioco realizzando filati di alta qualità, per il Gruppo Albini di Bergamo che oggi, ed è questo il punto, quei filati non riesce più a piazzarli sul mercato. La NK quindi sta per perdere il suo principale committente, i lavoratori stanno per perdere il loro posto di lavoro. Lavorano allo stabilimento di Ceto da 10, 20, 30 anni. Di crisi ne hanno viste altre, ma questa sembra la più nera.
Hanno alle spalle una famiglia, non sanno fare altro che operatori o operatrici del tessile, hanno un’età dove reinventarsi è dura e vivono in una zona, la media valle, colpita da una gravissima crisi occupazionale e produttiva. Hanno il sostegno di tutti: sindacati, comuni valligiani, comunità montana, provincia e regione. Tutti si dicono pronti ad aiutarli ma nessuno per la verità, sa come. I lavoratori rivolgono un appello anche ai cittadini, compaesani, giovani, futuri imprenditori: “non abbandonate la Valle Camonica. Insieme si deve tornare a creare lavoro.”
dal giornale online: Più Valli TV – News
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