Una mente collettiva contro la violenza. Collective mind against violence. Questo rappresenta 10, l’associazione di promozione sociale senza scopo di lucro nata il 28 marzo 2015 e presentata questo venerdì da Erika e Omar Patti, mamma e zio di Andrea e Davide, uccisi dal padre nel luglio del 2013 nonostante le 10 denunce per stalking a suo carico. 10 Action è un’Associazione che nel nome, ovvero in quel numero, riporta una denuncia e fa da monito alle istituzioni perché non sottovalutino più nessuna denuncia. L’obiettivo è appunto quello di creare un’ideale mente collettiva contro la violenza per combatterla, prevenirla e contrastarla efficacemente. Durante la presentazione dell’Associazione la mamma di Andrea e Davide ha parlato della necessità di indirizzare tutta la solidarietà che le è nata attorno dopo la tragedia, in una direzione comune e in una missione comune. Parole, quelle di Erika e Omar, che esprimono insieme al dolore a alla rabbia, anche tanta forza e tanta generosità. Quello che è stato tolto e fatto a loro non vogliano che debba più capitare ad altri. Lo stesso sentimento che muove la mamma di Federico, bimbo ucciso dal padre in una struttura protetta dove qualcuno avrebbe dovuto proteggerlo e non l’ha fatta. Anche in quel caso le sette denunce di stalking presentate dalla madre non sono servite. Anche Antonella Penati, come Erika Patti, non è stata creduta. Eppure, come ha ricordato Maria Serenella Pignotti, medico pediatra, medico legale e perito forense, nella maggior parte dei casi, la violenza domestica sfocia in tragedia quando inizia la fase di separazione fra i coniugi e i figli diventano un bersaglio. 10 vuole organizzare incontri, convegni, seminari, creare uno spazio di ascolto e sostegno, collaborare con enti pubblici, realizzare campagne di raccolta fondi, organizzare incontri nelle scuole e promuovere progetti di legge.Hanno sposato gli obiettivi dell’associazione, la pedagista Ilenia Vielmi e gli enti: la Regione, la Comunità Montana di Valle Camonica e il comune di Ono San Pietro nella figura del sindaco Elena Broggi che ha seguito ogni risvolto della triste vicenda e che ha ringraziato Elena Patti e la sua famiglia per aver trovato il coraggio e la forza per insegnare alla Valle Camonica a reagire.

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