Il rapporto è a dir poco impressionante, una su venti miliardi. «È la possibilità che ci si sbagli sul Dna di Ignoto 1». Il calcolo è del colonnello Giampietro Lago, comandante del Ris di Parma, che per la seconda udienza di fila, la prossima è programmata per venerdi, è stato protagonista al processo per il delitto di Yara Gambirasio. La possibilità che esista un sosia genetico di Massimo Bossetti si nasconde dunque in un numero di eventualità che è il triplo della popolazione mondiale. E, peraltro, il calcolo è quello più sfavorevole agli inquirenti, perché a Parma hanno quantificato il margine di errore anche con altre formule, la possibilità di trovare un individuo con lo stesso Dna di Ignoto 1 scegliendolo a caso fra la popolazione mondiale è una su 10 mila miliardi di miliardi di miliardi. Ed è 10 mila miliardi di volte più probabile che appartenga a Ignoto 1, e non a un altro individuo con le stesse caratteristiche genetiche, il Dna che abbiamo trovato nella traccia mescolato con quello della vittima. Secondo il comandante delle «tute bianche» quello di Ignoto 1 è quindi un profilo genetico «con uno straordinario potere identificativo, praticamente certo perché il margine di errore è talmente piccolo da potersi considerare trascurabile». Merito, secondo Lago, «del numero elevato di marcatori che abbiamo decodificato: ben 52, quando la comunità scientifica riconosce in 15 marcatori un numero ampiamente sufficiente per l’identificazione forense». Il comandante del Ris è poi passato ad elencare gli altri indizi. A cominciare dai fotogrammi delle telecamere di Brembate Sopra, che il 26 novembre 2010, giorno della scomparsa di Yara, ritraggono numerosi passaggi di un furgone. «Nei laboratori del Ris abbiamo fotografato l’Iveco Daily di Bossetti e ne abbiamo individuato le caratteristiche per ciascun lato, per il cassone, i fari, il serbatoio e il passo, predisponendo con il programma informatico Autocad un modello di confronto», illustra Lago. Per diversi fotogrammi i Ris si esprimono in termini di «compatibilità di classe» tra il furgone del muratore di Mapello e quello dei video. Ma nei fotogrammi di una telecamera  «c’è un dettaglio che ci permette di andare oltre – afferma Lago – ed è una macchia di ruggine in basso a destra, sul lato destro dell’autocarro inquadrato: è identica a quella del mezzo di Bossetti». Le fibre dei sedili e siamo al terzo punto: «Per noi sono pienamente compatibili con quelle dei sedili dell’autocarro dell’imputato». Le fibre sono lunghe 0,6 millimetri e di 4 colori: giallo, turchese e due tonalità di azzurro. Sul giubbotto della tredicenne «ne abbiamo scoperte 21», altre 5 invece erano sui leggings. La vittima si era dunque seduta nel Daily di Bossetti? Una serie di circostanze queste che complicano ulteriormente la posizione dell’ accusato.

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