Il 29 marzo 1945 poco dopo le 12.00, giorno del giovedì santo, gli aerei alleati bombardavano la polveriera di Sonico per sottrarre ai tedeschi, ormai sconfitti e sulla via della fuga, materiale bellico importante e pericoloso. La popolazione era stata avvertita dalle staffette partigiane, tra cui Nando Sala, tramite o i parroci di Sonico, Rino e Garda: il bombardamento della polveriera con lo scoppio che ne seguì fece tremare decine di paesi dell’alta Vallecamonica. A Sonico ci furono anche 7 morti tra i civili, tra cui 3 per il bombardamento e 4 durante la bonifica di campi e boschi dalle bombe. Fino a che sono rimasti in vita i diretti testimoni nessuno aveva sentito il bisogno di un ricordo fissato per sempre: ma ora sono giunti i giorni nei quali la gente di Sonico sente il bisogno di fissare per sempre la memoria di quei fatti. Ecco allora l’idea da parte delle Fiamme Verdi camune e dell’Amministrazione comunale di Sonico di restaurare quelle che era rimasto della vecchia polveriera, trasformando la zona in una monumento-museo e luogo del ricordo. Nella giornata della festa della Repubblica c’è stata la solenne cerimonia di inaugurazione preceduta da una descrizione dei lavori nella sala Ida Mottinelli seguita dalla Santa Messa nella parrocchiale celebrata dal cappellano delle Fiamme Verdi, Mons Tino Clementi . Quindi un lungo corteo con le rappresentanze civiche, militari, religiose e associazionistiche ha raggiunto la polveriera: con l’alzabandiera, l’inno nazionale ed il taglio del nastro ha avuto inizio la cerimonia civile. Il progetto del restauro è stato curato dall’architetto Pietro Capussela, su idea dell’artista camuno Edoardo Nonelli e comprende anche la realizzazione di una scultura sul tema della Resistenza dello scultore Fabio Peloso, realizzata dalla Scuola officina di Bienno con il contributo di Francesco Franceschetti in ricordo del padre Valerio.

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