Sulle isole greche di Cefalonia e Corfù 16 mila soldati italiani appartenenti alla 33esima divisione da montagna Acqui combatterono contro i tedeschi, divenuti, dopo l’8 settembre del 1943 nemici. A Cefalonia, e in proporzioni minori a Corfù, avvenne la più grande eliminazione di massa di prigionieri di guerra della seconda guerra mondiale. La divisione Acqui subì questa tragica sorte perché i tedeschi, considerandoli ammutinati e nemici, uccisero migliaia di soldati italiani. Si parla di oltre 10 mila morti. I sopravvissuti, trovarono rifugio tra la popolazione o tra i partigiani greci. La maggior parte di essi fu quindi deportata in Germania e poi in Unione Sovietica, da dove molti non fecero ritorno. In un certo senso la resistenza della Divisione "Acqui" a Cefalonia e Corfu’ rappresenta l’esempio piu’ eclatante della resistenza militare antitedesca e viene considerata da molti come uno dei primi atti  del Movimento di Liberazione Nazionale. La ricostruzione di quei tragici avvenimenti si basa sui documenti conservati negli archivi italiani, tedeschi ed inglesi, sugli atti del processo di Norimberga contro il generale Lanz e sulle memorie dei protagonisti sopravvissuti.

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