Sul suo corpo martoriato, ritrovato il giorno seguente, la mattina di lunedì 10 marzo, i segni di un raptus e di una violenza spiegabili solo con lo stato di ubriachezza e di alterazione dell’uomo che ammise di aver fatto uso di cocaina e alcolici: un cocktail che certo gli aveva annebbiato la mente, facendogli perdere il controllo, fino al tragico epilogo. Nessun movente per un delitto così efferato. Era solito usare cocaina, come ammise Schena stesso nell’interrogatorio per la convalida del fermo dal letto dell’ospedale dove venne ricoverato per le ferite che presentava, interrogatorio in seguito al quale il giudice per le indagini preliminari Alberto Viti ha convalidato il fermo per il pericolo di fuga e ha disposto il carcere perché sussiste anche il pericolo di reiterazione del reato.

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