Dopo i due recenti avvistamenti di un orso a Paspardo e nella zona di Malga Volano sotto il Pizzo Badile sul sentiero verso il Tredenus, i biologi e naturalisti del parco dell’Adamello e gli appassionati etologi, nonché gli studiosi dei grandi carnivori alpini, stanno cercando alcune risposte per tipicizzare l’animale e capire da dove provenga e soprattutto perché si trovi in queste zone tra Malga Zumella e Maga Volano. Le indicazioni, per ora, sono tutte basate su alcune ipotesi, conoscendo però bene le abitudini dei plantigradi delle Alpi e la loro capacità di percorrere grandi distanze, in media 50 chilometri di spostamento, nell’arco di una giornata o di una notte. Gli avvistamenti di giovedì 2 ottobre intorno al 20.00 a Paspardo sulla strada provinciale e di sabato 4 ottobre lungo il sentiero del Tredenus nel fitto dell’ontaneto ne sono un chiaro esempio. In questa stagione dell’anno l’orso bruno delle foreste alpine cerca soprattutto cibo per avere grasso di scorta abbondante per affrontare l’inverno in letargo. Deve dunque mangiare molto e, soprattutto, quel cibo che il suo metabolismo utilizzerà come preziosa riserva energetica. Una sorta di bussola biologica, trascritta nei geni lontani della sua generazione, gli indica quali sono le zone ricche di prodotti vegetali utili a questo importante immagazzinamento. Alcuni dati oggettivi sono a disposizione dei ricercatori che in questi giorni hanno avuto alcune conferme anche dell’animale comparso a Grevo, sopra Cedegolo, quindi a quote molto basse: qualcosa fa pensare che sia lo stesso animale comparso a Paspardo e al Volano. Dal 4 ottobre non sono stati segnalati avvistamenti nelle zone tra Paspardo, Cimbergo e Grevo: forse questo animali è scollinato ed è tornato verso le alte valli del Sarca e sulle montagne del Garda o forse si trova in altri pascoli attualmente disabitati dall’uomo. Tra poco dell’orso non ci sarà traccia, anche se nella vicina Valposchiavo proprio in queste ore un orso monitorato con radiocollare ha fatto strage di pecore. In ogni caso, Polizia Provinciale, Corpo forestale dello Stato, guardie ecologiche, Parco dell’Adamello e volontari di varie associazioni naturalistiche stanno monitorando la possibile presenza che si è fatta sentire in modo concreto.
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