No al dissequestro dell’area del Dosso dell’Androla di Cevo. La procura ha detto no alla richiesta effettuata dal primo cittadino dal paese della Valsaviore. Sull’area teatro della tregedia costata la vita ad un ragazzo di 21 anni schiacciato dal crollo dell’imponente scultura il 24 aprile scorso, restano i sigilli. E questo nonostante il materiale crollato sia stato trasferito in un capannone a disposizione della magistratura e siano stati effettuati sul posto tutti i controlli ed i rilievi necessari alle indagini. Per questo c’è malcontento a Cevo, perché nonostante dopo la tragedia il Dosso dell’Androla non possa più avere il significato che gli era stato attribuito quando venne deciso di trasferire lì la grande e discussa croce realizzata da Enrico Job per la visita di Giovanni Paolo II a Brescia, per la Valle Camonica e in modo particolare per i residenti della Valsaviore di Cevo resta pur sempre un luogo di culto al quale vorrebbero poter di nuovo accedere. Dopo che gli ultimi sopralluoghi sono stati conclusi a fine luglio, il sindaco, quindi qualche settimana fa ha inviato una lettera alla procura. La risposta, arriva in queste ore, è negativa. Il Dosso dell’Adrola resta sotto sequestro. Non se ne conoscono i motivi, ma l’accesso all’area resta negato. Dopo gli ultimi rilievi e le utile analisi da parte dei periti della procura, di quelli di parte (vale a dire in rappresentanza dei 13 indagati per omicidio colposo) e degli esperti del dei Valsi di Sesto Fiorentino, più nulla si è saputo in merito alle indagini seguite dal pm Kati Bressanelli. L’area è sotto sequestro dal 24 aprile quando in una splendida giornata di primavera durante una gita con l’oratorio, sotto il crollo della grande croce morì il giovane Marco Gusmini di Lovere.
dal giornale online: Più Valli TV – News
Leggi tutto: http://ift.tt/XDeQzn
