Oggi è fatiscente e l’impressione è di un luogo abbandonato. Ma palpita ancora di storia per via della pietra, che negli anni resta immutata, per via dell’acqua che ancora vi scorre a fianco, per via dell’antico maglio arrugginito ed impolverato che ancora si trova all’interno. E’ l’antica fucina di via Motta a Niardo che rappresenta con la sua presenza, una silenziosa testimonianza della lavorazione del ferro in Valle Camonica. Per oltre un secolo, a partire dalla metà del 1700, la famiglia Baratti vi forgiò il ferro con quel grosso maglio che un tempo era mosso dalla acque del Re. Fino al 1933 quando la fucina venne acquistata dalla famiglia Taboni che grazie anche all’esperienza acquisita in America nel campo metallurgico, diede alla produzione una notorietà anche al di fuori della Valle Camonica. La fucina, teatro di un infortunio mortale che costò la vita ad un membro della famiglia Taboni, resistette all’alluvione del 1987 e alla fine degli anni ’90 fu venduta al cittadino britannico, ma residente all’epoca a Milano,Warren Kevin, il quale portò via gli attrezzi e la grande vasca della tempratura e sparì lontano, mentre la sua fucina rimase lì abbandonata. Gli abitanti però non si sono dimenticati di quel sito e davanti alla decisione contenuta nel PGT del 2013 di rendere edificabile l’area a destinazione residenziale privata, si sono mobilitati costituendo un Comitato che ha sollecitato l’intervento della Sovrintenza e di altre realtà camune come Italia Nostra e il Museo del Ferro. L’appello è rivolto al sindaco perché convochi d’urgenza una consiglio comunale e metta all’ordine del giorno la modifica del PGT nel punto in cui è prevista la destinazione a zona B2, ripristinando le tutele e i vincoli sull’intero fabbricato e sul maglio. Al sindaco il Comitato chiede inoltre di dare inizio alle pratiche amministrative per recuperare gli eventuali crediti vantati dall’Amministrazione nei confronti del cittadino britannico Warren Kevin, proprietario del sito, imponendo allo stesso opere urgenti di messa in sicurezza e di salvaguardia della fucina, subordinando il tutto alla rivendicazione della proprietà pubblica.
dal giornale online: Più Valli TV – News
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