È il momento della solidarietà concreta, sottoforma di alloggi da mettere a disposizione dei profughi afghani. Istituzioni, enti locali, mondo del volontariato e società civile insieme per trasformare il soccorso in ospitalità.
Oggi pomeriggio, a Palazzo Broletto, si riunisce il Coordinamento della rete Sai, il Sistema di accoglienza e integrazione che nel Bresciano garantisce oltre quattrocento posti. Titolari dei progetti sono numerosi Comuni, la Provincia, la Comunità montana della Valtrompia. Attraverso dei bandi hanno affidato la gestione dei Sai a vari soggetti del terzo settore. A finanziare è lo Stato. Quei posti, tuttavia, sono praticamente tutti occupati. Da una parte c’è la volontà di aiutare i 104 rifugiati in quarantena nella caserma di Edolo, dall’altra la necessità di recuperare nuovi alloggi. Ecco perché l’incontro di oggi con la partecipazione degli enti locali coinvolti nella rete Sai, l’Associazione Comuni bresciani, i soggetti gestori, è stato allargato ai sindacati, alle Acli, al Forum del Terzo settore, alla Croce Rossa, alla Caritas e al Centro migranti della Curia.
Lo scopo è costituire e mettere in campo un’alleanza solidale a favore delle famiglie dei profughi che volessero fermarsi nella nostra provincia. Con un appello per nuove adesioni da parte del pubblico e del privato. I tempi e i modi saranno discussi oggi. In ogni caso, l’ossatura e la regia dell’intervento resteranno in capo al Sistema Sai. È ancora presto per valutare bene le necessità. Ad oggi il Coordinamento della rete non conosce quante sono le famiglie arrivate a Edolo sabato scorso. La responsabilità del gruppo di cittadini afghani è del ministero della Difesa, che non lascia filtrare notizie. I militari passeranno il testimone soltanto dopo la fine della quarantena, fra una decina di giorni. Subentrerà il ministero dell’Interno, precisamente il Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione. Toccherà a quest’ultimo curare l’inserimento dei profughi nella rete Sai. Fra un mese al massimo, quando i rifugiati lasceranno la base di Edolo.
Nei giorni scorsi i sindaci bresciani e l’Anci (Associazione nazionale dei Comuni) hanno dichiarato la disponibilità a dare una mano, mettendo però subito in risalto l’urgenza di avere le risorse adeguate da parte del Governo. Lo Stato deve fare la sua parte, la società civile e le altre istituzioni la loro. In ballo c’è il futuro di 104 persone, 35 bambini (più due che presto nasceranno in Italia) con i loro genitori. Servono alloggi adeguati, distribuiti sul territorio, messi a disposizione da Comuni, enti pubblici o privati, cittadini. Una provincia come la nostra di un milione e duecentomila abitanti non può avere problemi nell’integrare 104 persone.
EMBED [L’elenco di chi fa parte della rete di accoglienza]Dopo l’indignazione, la rabbia e la commozione per quanto vediamo ogni giorno in televisione o nella rete ad opera dei talebani, si deve passare alla solidarietà concreta. Su questo, per altro, c’è (almeno ufficialmente) la condivisione di tutte le forze politiche, di ogni colore. Sono una trentina (fra copofila e partner) i Comuni che aderiscono alla rete del Sistema di accoglienza e integrazione. L’attesa è che si possa allargare ulteriormente, magari anche solo per questa occasione. Quanto ai gestori, rappresentano un pezzo significativo del terzo settore bresciano impegnato nell’ospitalità agli immigrati, e non solo. L’Operazione Aquila e il corridoio umanitario hanno portato in salvo gli afghani: adesso tocca al sistema Brescia fare la sua parte.
dal giornale online: giornaledibrescia.it – Valcamonica
Leggi articolo originale