Sottoscrive o non sottoscrivere la convenzione proposta della Comunità Montana di Valle Camonica per l’accoglienza diffusa dei richiedenti asilo politico? E’ ciò che si stanno chiedendo alcuni sindaci. La Prefettura deve sistemare altri 200 profughi e alcuni privati e albergatori, a Darfo, Ponte di Legno, Vezza d’Oglio, avrebbero dato la loro disponibilità ad ospitarne alcuni in cambio dei 35 euro al giorno a profugo dati dal Governo. Si può trattare con la Prefettura l’arrivo di questi profughi? Si può dire al Prefetto che la Valle Camonica più di un tot non ne può ospitare?  Pare di sì, almeno secondo quanto emerso nell’incontro fra i viceprefetto di Brescia Salvatore Pasquariello e i sindaci camuni. I sindaci devono però sottoscrivere una convenzione in cui si impegnano a cercare nuovi privati o strutture pubbliche e a stabilire un numero massimo che la valle è grado di ospitare e la Prefettura si impegna a rispettare quel numero. Naturalmente si torna a parlare di accoglienza diffusa, ovvero di piccoli gruppi che i comuni si impegnano ad accogliere con l’aiuto delle cooperative e del terzo settore. Un accordo simile era stato siglato in passato quando a scendere in campo fornendo assistenza qualificata durante la permanenza dei profughi, è stata la cooperativa K-Pax attualemente ancora in prima linea con la Caritas. Ma non è così semplice oggi. Alcuni sindaci, soprattutto quelli delle località turistiche, vorrebbero sottoscrivere l’accordo per il timore che le numerose seconde case e gli alberghi vengano messi a disposizione dai privati allettati dal business che ruota attorno all’accoglienza. Inoltre oggi i sindaci si fanno più domande: se un albergatore per assurdo decidesse di ospitarne 90 come accaduto anni fa a Montecampione, davvero la Prefettura direbbe “no”? E soprattutto, fra due anni quando l’iter per capire se si tratta davvero di rifugiati sarà concluso, quando non sarà più lo Stato a mantenerli, a chi toccherà? Ai Comuni? Anche chi non otterrà lo stutus di rifugiato politico probabilmente rimarrà in Italia e se non riuscirà a trovare lavoro e ad integrarsi, sarà un nuovo clandestino e i clandestini non vengono più rimpatriati da quando è stato abolito il reato di clandestinità ed azzerato il fondo per i rimpatri. Ogni sindaco si interroga su queste domande e sulla possibilità di sottoscrivere la convenzione e quindi di affidare alla Comunità Montana di Valle Camonica il compito di trattare con la Prefettura e di gestire l’emergenza per conto dei comuni, oppure di non sottoscriverla, chiamandosi fuori e lasciando che i privati contattino da sé le Prefetture come è sempre stato. Una decisione non politica e non personale, come spesso accade per gli amministratori, che alla motivazioni politiche e personali dovrebbero anteporre il bene della comunità che amministrano.

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