La “Traversata alpina” di Paspardo è nota nel mondo delle penne nere per una caratteristica fondamentale: quella di avere un motivo forte di ispirazione, con dedica a persone che fisicamente, moralmente e culturalmente hanno dato molto al mondo della montagna. Non solo traversata alpinistica e incontro di penne nere, ma di tutti coloro che a qualsiasi titolo e per qualsiasi ragione, ma con forte spinta morale, hanno lasciato un segno tracciato tra le popolazioni che vivono, studiano, lavorano in montagna. Da 42 anni a questa parte il fine settimana che precede il ferragosto vede Paspardo, piccolo paese sotto le rocce del pizzo Badile e del Tredenus, fortemente impegnato da mesi a realizzare questo progetto. Non si tratta solo di un incontro tra amici che celebrano, si commuovono, pregano, marciano, testimoniano e fanno festa. Paspardo vuole lasciare un segno tangibile, forte come lo sono i suoi abitanti che nella storia hanno scavato gallerie fino nelle viscere della montagna, sono saliti sulle creste impervie sfidando camosci, stambecchi e aquile, hanno portato il loro lavoro e le braccia forti lontano dal paese per portare pane e sicurezza alla famiglia. Ogni traversata alpina lascia il suo segno: in chi la compie e in chi la vive. Il segno del 2015 resterà nel ricordo come lo è il percorso della memoria sulla traccia del centenario della Grande Guerra: e a Paspardo il segno è rimasto nel percorso che ricalca le antiche vie della pietra sulla quale sono state incise storie di 10.000 anni fa e le storie degli alberi del pane, i castagni secolari, che hanno dato vita alle popolazioni della montagna. Sarà un percorso della memoria, che si snoda tra i due precedenti, a ricordare che la storia millenaria delle rocce con quella millenaria del pane avvolge e abbraccia il dolore di quella storia centenaria che ha portato lutto e distruzione tra le genti di montagna. Ma poiché Paspardo è anche ricordo e sorriso di speranza, ecco allora l’intitolazione del percorso, che viene inaugurato con la 42esima traversata, a 5 Presidenti dei altrettante Sezioni Ana che, come dicono gli alpini, sono andati avanti: Sergio Macciò, Giampiero Rotti, Adriano Canini, Emilio Schenetti e Giovanni Raineri. Con essi Gianni de Giuli che ha retto la Sezione camuna per molti anni. Il percorso è aperto dall’effigie della Madonna della neve, quadro realizzato per ricordare la presenza di colei che, come canta “Signore delle cime”, copre con il suo bianco, soffice mantello, il nostro amico, il nostri fratello. Paspardo e i suoi alpini non celebrano mai per celebrare: ogni ricordo, ogni traversata, ogni gesto, studiato e condiviso a lungo tra le penne nere del paese, con la popolazione e con l’amministrazione comunale, vuole essere un segno che rimane nel tempo, come accade tra gente forte che lavora per lasciare un segno. Un grande segno.

dal giornale online: Più Valli TV – News
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