“Un decreto inefficiente poiché volto ad assicurare la prosecuzione dell’attività imprenditoriale e la tutela dell’ambiente ma che non risolve definitivamente i problemi delle imprese fornitrici e di quelle del trasporto su gomma che vantano crediti nei confronti dell’ILVA.” E’ ciò che si legge nell’ordine del giorno presentato alla Camera dal deputato camuno della Lega Nord Davide Caparini, a cui gli imprenditori camuni si sono rivolti per ottenere i pagamenti che gli spettano per il lavoro svolto per l’Ilva commissariata fino al 21 gennaio 2015. “Ad oggi” – si legge nell’ordine del giorno – “sono stimati in circa 600 milioni di euro i crediti vantati da imprese fornitrici nei confronti di ILVA. Tali imprese rischiano di veder vanificate le rispettive posizioni creditorie, con effetti drammatici sull’intera economia. Intorno alla realtà industriale dell’ILVA gravitano circa 4 mila imprese, di cui circa 2 mila sono concentrate nelle sole Lombardia, Veneto, Liguria e Piemonte. Ai fornitori di Ilva va ricondotto oggi un volume d’affari di oltre 2,5 miliardi di euro di cui l’1,5 miliardi di euro vede coinvolte le piccole e medie imprese; la distribuzione geografica dei fornitori dell’Ilva vede una netta predominanza delle imprese del nord Italia dove è attivo il 75% della filiera, concentrato soprattutto in Lombardia, dove sono attivi più di 1.500 fornitori dell’Ilva, e in particolare nel bresciano. “Le situazioni più critiche” – fa notare il deputato camuno alla Camera- “riguardano imprese che operano nel settore dell’ambientalizzazione, della fornitura di servizi e dei trasporti, che sinora hanno comunque consentito la continuità dell’attività produttiva pur in una situazione di enorme tensione economica, finanziaria e sociale”.
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