Per le sue caratteristiche il monossido di carbonio, la cui sigla chimica è CO, ossia una tomo di Carbonio e d una tomo di Ossigeno, rappresenta un inquinante molto insidioso, soprattutto nei luoghi chiusi dove si può accumulare in concentrazioni letali. Tali situazioni sono purtroppo frequenti e innumerevoli sono i casi di avvelenamento e gli incidenti anche mortali imputabili alle stufe o agli scaldabagni difettosi o non controllati. Essendo il CO incolore, insapore, inodore e non irritante, può causare morti accidentali senza che le vittime si rendano conto di quel che sta loro succedendo. Una volta respirato, il CO si lega all’emoglobina con una affinità che è 220 volte superiore a quella dell’ossigeno e formando un composto inattivo fisiologicamente che viene chiamato carbossiemoglobina. Questa sostanza, al contrario dell’emoglobina, non è in grado di garantire l’ossigenazione ai tessuti, in particolare al cervello ed al cuore. La morte sopravviene pertanto per asfissia. Nel caso dell’intervento effettuato nella giornata di ieri ad Artogne anche i soccorritori hanno inalato monossido di carbonio e sono quindi stati sottoposti ad esami e test all’Ospedale di Esine al termine dell’intervento di soccorso. Ecco allora la testimonianza e le raccomandazioni che rivolgono a tutti.
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