Pitota, Stria e Hapa. Sono un omaggio alle incisioni rupestri, alla storia delle streghe del Tonale e alle tradizioni agricole camune i nomi scelti dai Balanders’ (così si chiama, invece, il birrificio) per le birre camune, ispirate allo Spirito della Montagna. Tre amici, germano, Gottardo e Gianpiero, poco più di un anno fa hanno deciso di dar forma ad una passione, quella per la birra, appunto. E così nasce il primo birrificio camuno. E’ dominato dalla spirito della montagna, della Concarena che due volte l’anno sposa il Badile dalla parte opposta della Valle. Questo rituale magico che probabilmente ha ispirato le incisioni rupestri camune è lo stesso che anima i tre giovani birrai quando dosano tra loro acqua, malto e luppolo per dar vita al mosto di birra. Ad oggi le etichette sono tre, a breve ne dovrebbe nascere una quarta.
QUALITA’ E TRADIZIONE
Le birre dei Balanders’ non sono pastorizzate questo significa che i vari componenti continuano la loro vita anche una volta in bottiglia e quindi le caratteristiche del prodotto variano continuamente. Il processo produttivo è abbastanza complesso. La birra è fatta di acqua, malto d’orzo, lievito e luppolo. Una volta miscelati questi ingradienti vengono fatti cuore per creare il mosto di birra che viene poi fatto fermentare. Così nasce la birra che una volta imbottigliata rifermenta in bottiglia e viene poi stoccata in celle fredde e quindi è pronta per il mercato. Per ora il mercato dei Balanders’ è la Valle Camonica, che pare aver apprezzato le nuove birre. Ovviamente si stanno cercando nuovi mercati. La produzione, ad oggi, si attesta attorno alle 3 mila bottiglie al mese.
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