Omesse dichiarazioni, indebite compensazione di crediti I.V.A., emissione di fatture per operazioni inesistenti, distruzione o occultamento della contabilità e illecita somministrazione di manodopera. Nei guai per tali reati sono finiti un amministratore di Credaro,  già condannato in sede definitiva per altre frodi passate, che gestiva due società, entrambe con sede a Milano; i legali rappresentati delle società, uno di Credaro e uno di  Adrara San Rocco che risultavano essere ufficialmente gli amministratori; e il loro commercialista di Milano. A portare alla luce un sistema di frodi fiscali per elevatissimi importi nel settore dell’edilizia, è stata la guardia di finanza di Sarnico che circa un anno fa ha dato il via alle indagini coordinate dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano. Le fiamme gialle avevano notato lo stile di vita palesemente incongruente con gli irrisori redditi dichiarati da parte di alcune persone gravitanti nel basso Sebino. Sono scattati così i controlli per ricostruire la documentazione contabile delle due società: indagini difficoltose vista la mancanza di contabilità ufficiale, volutamente distratta,  che si sono svolte attraverso accertamenti bancari, perquisizioni, assunzione di informazioni, analisi di traffici telefonici e testimonianze.

L’OPERAZIONE DELLA GDF DI SARNICO
Alla fine l’operazione ha portato alla denuncia in tutto di 33 persone e alla scoperta oltre ai reati tributari,  anche  dell’illecita somministrazione di un vasto numero di lavoratori, formalmente alle dipendenze delle due società, ma di fatto alle dirette dipendenze di altre aziende. Tra l’altro, questo sistema, consentendo un risparmio netto di spesa per gli omessi esborsi contributivi (che venivano coperti con le compensazioni dei falsi crediti I.V.A.), ha consentito agli indagati di operare sul mercato con prezzi del lavoro oltremodo competitivi in concorrenza con le imprese operanti correttamente. Il danno all’Erario è stato quantificato in più di 31 milioni di euro , 5 milioni di euro di I.V.A. Evasa, 7 milioni circa di euro di crediti d’imposta fasulli, oltre a 6 milioni di euro di fatture per operazioni inesistenti emesse nei confronti di imprese clienti aventi sede principalmente nelle province di Brescia, Bergamo e Milano.

SCOPERTI MOLTI REATI
Come se ciò non bastasse, le indagini hanno portato anche a scoprire diversi casi di riciclaggio del denaro proveniente dalle frodi fiscali e intestazioni fittizie di beni e false firme di girata su assegni.  Al termine delle indagini, le Fiamme Gialle hanno eseguito un’ordinanza di sequestro preventivo “per equivalente”, emessa dal G.I.P. di Milano, sottraendo agli indagati cc/cc, abitazioni, autorimesse, terreni, autovetture, motoveicoli, quote azionarie ed anche un potente motoscafo ormeggiato sul lago di Garda. Molti dei beni sequestrati non erano direttamente intestati agli indagati, ma le indagini hanno consentito di scoprire che erano nella loro piena disponibilità, poiché erano stati acquistati da altre persone compiacenti. Nell’ambito dell’operazione è stata inoltre assicurata alla giustizia una donna straniera destinataria di un ordine di carcerazione poiché condannata definitivamente ad oltre 6 anni di carcere per plurimi reati contro il patrimonio, la quale era latitante da oltre un anno e seppur ufficialmente residente in un campo nomadi a Bedizzole, viveva impunemente sotto diverse generalità in una lussuosa villa a Boltiere. Solo l’arguzia dei finanzieri, insospettiti dai dati anagrafici della donna, ha consentito di assicurarla alla giustizia.

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