Gli avvocati difensori di Massimo Giuseppe Bossetti ci riprovano. Tornano, con l’appello al Tribunale della Libertà di Brescia, a chiedere la scarcerazione del loro assistito accusato dell’omocidio di Yara Gambirasio. Contestano il quadro probatorio dell’accusa e, a fronte dell’assenza del pericolo di fuga così come constatato dal Gip in fase di convalido del fermo, chiedono che il carpentiere di Mapello attenda a casa, ai domiciliari, l’inizio del processo. L’istanza era stata respinta il 12 settembre scorso dal Tribunale di Bergamo quando il Gip Ezia Maccora in pochi giorni aveva deciso che gli indizi di colpevolezza erano troppi e quindi aveva respinto la richiesta degli avvocati Silvia Gazzetti e Claudio Salvagni che quindi si sono rivolti al Tribunale della Libertà di Brescia. Così, dopo quattro mesi di isolamento in carcere, Bossetti questo martedì è uscito dal penitenziario di via Gleno, anche se solo per poche ore. L’operaio che si è sempre proclamato innocente, ha scelto di essere presente in aula e anche di parlare e a bordo di un furgone della polizia penitenziaria, ha raggiunto il tribunale dove il giudice Michele Mocciola discuterà in camera di consiglio della sua eventuale scarcerazione. Presenti all’udienza a porte chiuse, anche il pubblico ministero Letizia Ruggeri, accompagnata dal procuratore capo di Bergamo, Francesco Dettori.
LA PROVA DEL DNA
I punti discussi sono la rivalutazione del campione di dna prelevato dagli slip di Yara nel campo di Chignolo d’Isola. Il rapporto del Ris dei carabinieri, che effettuò le analisi, parla di traccia corrotta dalla permanenza per tre mesi agli agenti atmosferici. Tanto deteriorata da non poter stabilire se si tratti di sangue, saliva o altro. Ma nello stesso rapporto il Ris definisce quella medesima traccia ottimale per quanto riguarda l’estrapolazione del profilo genetico del presunto assassino. Da quella traccia gli inquirenti arrivarono prima alla famiglia Guerinoni, quindi all’autista di pullman di Gorno, in alta Val Seriana, padre biologico di Ignoto 1 e, infine, a Massimo Giuseppe Bossetti. A distanza di quattro anni di indagini quella prova sarebbe la sola scientifica emersa contro Bossetti e i suoi difensori chiedono che venga riesaminata, ma quel reperto non esisterebbe più, a causa delle numerose perizie a cui è stato sottoposto. I Ris – e con loro la Procura – assicura che l’estrazione del profilo di Ignoto 1 è stata fatta con i crismi della irripetibilità e ritengono che non ci sia margini di errore. Se i giudici di Brescia confermassero la custodia in carcere per lui, si tratterebbe di un ulteriore -parziale- giudizio nei suoi confronti. Se invece concederanno i domiciliari, avvalorerebbero la tesi che gli indizi raccolti contro Bossetti sono insufficienti per tenerlo in carcere l’operaio. A pronunciarsi sarà un collegio composto da tre giudici.
BOSSETTI IN AULA
L’udienza si è conclusa poco prima delle 14. Bossetti visibilmente emozionato non ha parlato. E’ apparso «provato da oltre 4 mesi di isolamento, ma attento a quanto stava succedendo in udienza» hanno detto i suoi avvocati, Silvia Gazzetti e Claudio Salvagni. «Ha voluto essere presente per avere il polso della situazione – hanno spiegato i legali – e, con la sua presenza, ha inteso ribadire la sua innocenza». Ora la parola passa ai giudici che dovranno pronunciarsi entro il 21 ottobre.
dal giornale online: Più Valli TV – News
Leggi tutto: http://ift.tt/1v9fYIg
