I difensori di Pasquale Iacovone chiedono di curarlo in una struttura adeguata e quindi di scarcerarlo. I postumi delle ustioni riportate dall’uomo nel rogo della sua casa di Ono San Pietro il 16 luglio 2013, quando morirono i suoi due figli, Andrea e Davide, dell’omicidio dei quali è accusato, sono molto gravi e non possono essere curate nel carcere dove attualmente Iacovone si trova e dove, a detta dei suoi legali, peggiorerebbe di giorno in giorno. L’imbianchino di origini pugliesi che sposò una giovane camuna e si trasferì ad Ono San Pietro, dopo aver trascorso mesi nel centro grandi ustionati di Padova, ora si trova nel carcere di Opera.
CHIESTA UNA PERIZIA
Per decidere in merito alle nuove richieste dei legali dell’operaio il GIP, davanti al quale Iacovone è comparso nei giorni scorsi, dovrà sottoporre l’uomo ad alcune perizie. Queste serviranno per valutare effettivamente le sue condizioni di salute e se i postumi delle ustioni siano davvero così gravi come dicono ed effettivamente non possano essere curati adeguatamente in carcere. Lui vorrebbe essere traferito in ospedale, al Niguarda, oppure in un centro di riabilitazione a Cremona, in un posto dove possa curare i postumi delle gravi ustioni che aveva riportato. Su di lui, però, pende un’accusa molto pesante, quella del duplice omicidio dei figli. Ed è stato condannato per stalking nei confronti della moglie, Erika Patti. Secondo i giudici dell’accusa Iacovone, proprio per vendetta nei confronti della moglie dalla quale viveva separato e già fatta oggetto di numerosi episodi di minacce e stalking, avrebbe nel luglio dello scorso anno, dopo aver trascorso qualche giorno di vacanza con loro, soffocato i due figli, poi ne avrebbe cosparso i corpi di benzina e dato fuoco alla casa dopo aver lui stesso ingerito liquido infiammabile che lo aveva trasformato in una torcia umana.
QUEL 16 LUGLIO
Quando scattò l’allarme, quel martedì mattina, il 16 luglio 2013, i due bambini, all’arrivo dei soccorsi erano già morti, il padre venne strappato alla morte miracolosamente e miracolosamente è sopravvissuto alle ustioni gravissime che aveva su gran parte del corpo. Il processo per omicidio inizierà il prossimo 21 novembre, ma anche questo è condizionato dalla perizia psichiatrica. Ora la novità. Secondo l’avvocato Gerardo Milani, difensore di Pasquale Iacovone il suo assistito peggiorerebbe di giorno in giorno. Non può curare i postumi delle ustioni e, sempre secondo l’avocato e secondo quando riportato nei giorni scorsi da alcune fonti di stampa, avrebbe manifestato propositi autolesionistici. Da qui la richiesta al GIP di valutare se le condizioni di Iacovone siano compatibili con il carcere e la possibilità di trasferirlo in una struttura ospedaliera più ideonea alle sue condizioni di salute. Tutto questo in attesa del processo: nello scorso luglio il giudice per l’udienza preliminare avava accolto la richiesta di celebrarlo con rito abbrevviato condizionato dalla perizia psichiatrica.
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