Ormai per gli inquirenti è una certezza: è stato Franco Mossoni a massacrare l’ex pornostar Federica Giacomini prima di gettare il suo corpo nel lago di Garda. Quello che resta da capire è se l’operaio 55enne fosse, al momento del delitto, capace di intendere e volere e se l’uomo possa rappresentare una pericolo sociale; a rispondere a queste domande sarà lo psichiatra Maurizio Bagica, al quale è stata affidata la consulenza dell’imputato. Entro tre mesi verrà stabilito se Mossoni sarà rinviato a giudizio o resterà in cura a una struttura psichiatrica. NEL FRATTEMPO il presunto omicida di Federica Giacomini, scomparsa da Desenzano all’inizio dell’anno, è stato rinviato a giudizio a Vicenza dove il pubblico ministero Silvia Golin gli contesta le minacce gravi: Mossoni una sera di metà febbraio si era presentato all’ospedale San Bortolo di Vicenza, vestito con tuta mimetica, anfibi e un giubbotto che sembrava anti-proiettile, aveva minacciato il custode ed era spuntata una pistola. La polizia lo aveva rintracciato l’indomani scoprendo nel suo alloggio un piccolo arsenale e numerosi bigliettini con frasi deliranti. Da quell’episodio hanno preso impulso le indagini per la scomparsa di Federica Giacomini, attroce hard che usava il nome d’arte di Ginevra Hollander. I resti della 47enne riposti in una scatola di plastica sono stati riripescati il 17 giugno nelle acque del lago di Garda, davanti a Castelletto di Brenzone. Nel caso del blitz di Vicenza, il perito della procura Diego Arsi ha dichiarato come Mossoni non fosse in grado di intendere e volere e fosse pericoloso socialmente. Sulla scorta degli esiti della perizia, la procura con ogni probabilità chiederà nel corso del processo l’assoluzione, per vizio totale di mente. Ma al tempo stesso solleciterà una misura di sicurezza, ad esempio all’interno di una struttura come l’ospedale psichiatrico di Reggio Emilia, dove oggi Mossoni è ospite. Su di lui pesa come un pesante precedente: una calda notte del 1978 ad Astrio di Breno, Franco Mossoni, all’epoca 22enne, figlio del sindaco di Malegno, sparò a Clemente Furloni, coetaneo, idraulico e presunto rivale in amore. Arrestato e condannato, Mossoni riuscì ad evadere dal carcere prima di essere ripreso. Scontata la pena si era trasferito nel Veneto dove aveva convissuto a lungo con Federica Giacomini. Nell’alloggio della coppia, in provincia di Verona, sarebbe avvenuto l’omicidio. Poi Mossoni si sarebbe sbarazzato del corpo chiudendolo in una scatola gettata nel lago dopo aver affittato una barca spacciandosi per un ricercatore universitario.

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