Un pensionato della Valsaviore che coltiva con passione un appezzamento di terra tutto terrazzamenti e muretti a secco, tornando da una vacanza a Cipro, ha portato dei semi di un banano e, quasi per scherzo, li ha piantati nel terreno solatio, anche se a 700 metri di quota, tra meli peri, nespoli, kaki, kiwi, vite, ulivi, noci e noccioli: e, un po’ a sorpresa, ecco spuntare il primo timido casco di banane. Il fatto è sorprendente, vista al quota e le fredde stagioni, ma questa, dice Gianpietro Cervelli, lui l’ha ribattezzata “la conca d’oro” della Valsaviore. Una costa assolata e ben protetta dai venti, strappata quotidianamente alle insidie del bosco che avanza inesorabile, buona anche per altre coltivazioni: patate, piccoli frutti, verdura dell’orto, segale, orzo, granoturco; insomma, un piccolo eden vegetale di cui Gianpietro va orgoglioso. Visto il successo del suo lavoro da pensionato che praticamente gestisce una mini azienda agricola, l’idea che anche altri appezzamenti della zona possano essere riutilizzati non è infondata e infatti propone che vengano recuperati tutti gli appezzamenti dismessi, per bonificare la montagna, monitorare il territorio, regimentare i corsi d’acqua e fare quel poco di economia che aiuta le famiglie.

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