Anche le organizzazioni sindacali Cgil e Cisl Valle Camonica Sebino intervengono con un comunicato stampa esprimendo preoccupazioni sulla volontà di Enel di accorpare la sede di Breno a Brescia dopo che la proposta di accorpamento è stata consegnata – per l’ennesima volta – dicono le organizzazioni sindacali, alle segreteria nazionali in data 4 luglio. Il timore è che possa venire a mancare il rapporto diretto tra Enel e il territorio camuno con il trasferimento delle attività specialistiche e con il mantenimento in Valle Camonica delle sole attività operative. Quindi il presidio di Breno verrebbe declassato a ruolo marginale, in quanto- scrivono i sindacati- sorge in territorio montana quindi considerato marginale o poco remunerativo. Ci sarebbe inoltre un effetto domino sulla squadra che opera a Edolo. A Breno resterebbero 30 operatori per soddisfare le esigenze di moltissime utenze. (110 mila quelle presenti in Valle Camonica). Nel ricordare che negli ultimi anni nel settore si sono persi 350 posti di lavoro, i sindacati fanno appello a politici ed amministratori per riequilibrare i pro e i contro dello sfruttamento idroelettrico del territorio camuno. Sulle preoccupazioni avanzate dalla Valle Camonica a livello parlamentare e regionale oltre che locale in questi giorni circa la soppressione del presidio Enel di Breno, Enel interviene con un comunicato stampa in cui afferma che “il processo di riorganizzazione non comporta tagli al personale e non avrà ripercussioni sulla qualità del servizio elettrico offerto alla clientela in Valle Camonica. Non vengono modificate infatti le attività operative del personale e restano confermate le sedi di lavoro, con i rispettivi tecnici e operai in servizio che continueranno ad operare, in maniera integrata, sui territori di competenza. “A riprova dell’impegno aziendale a garanzia della qualità del servizio e del presidio del territorio” – continua Enel nella nota – nei primi mesi dell’anno Enel Distribuzione ha effettuato in tutta Italia oltre 1500 assunzioni (circa 200 in Lombardia) di giovani apprendisti operai destinati, nel quadro di una grande operazione di ricambio generazionale, a sostituire il personale in uscita e a rafforzare le strutture operative del territorio.
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