Operazione Transilvania della Guardia di Finanza di Brescia, anche il quarto uomo è finito in carcere. Si chiude, con il fermo, il 29 dicembre a Bucarest di Thomas Cristian Botoaga Grama, 33enne italiano residente in Romania, il cerchio attorno alla banda accusata di associazione a delinquere e riciclaggio a seguito di reati fiscali. In carcere erano finiti a novembre Franco e Giuseppe Sanfratello, padre e figlio, di 56 e 23 anni di Chiari e Mauro Inselvini, di Ospitaletto. Sono accusati di aver «prodotto» 165 milioni di euro di fatture false con società cartiere in Romania e Ucraina. Il traffico funzionava in questo modo: le aziende cedevano in nero rottami ad aziende che ricevevano però la fattura da un’altra società che faceva da filtro. Anche per il 33enne residente in Bulgaria era stato emesso un provvedimento di custodia in carcere. Ma era irreperibile. L’Autorità giudiziaria bresciana ha quindi emesso tempestivamente apposito “Mandato d’Arresto Europeo”. strumento che – sostituendosi, nell’ambito dell’Unione Europea, al più complesso e tradizionale “sistema di estradizione” – impone ad ogni Autorità giudiziaria di riconoscere la domanda di consegna di un soggetto che sia stata formulata dalla Autorità di un altro Stato membro. Il meccanismo – operativo in tutti gli Stati UE – si basa sul principio del riconoscimento reciproco delle decisioni giudiziarie e garantisce agli Stati membri dell’UE una rapida e agevole procedura di consegna dei ricercati. La cooperazione fra Italia e Romania ha permesso in meno di un mese di catturare il ricercato ed assicurarlo alla giustizia. Se padre e figlio di Chiari erano i principali attori del sistema, Botoaga Frama gestiva le società cartiere con sedi formali in Romania ed Ucraina. Erano loro che emettevano le false fatture e che riscuotevano i crediti. Il 33enne era dunque il vero trasportatore di denaro contante tra l’Italia e l’Est Europa. L’operazione, infatti, era scaturita, da un controllo su di lui, fermato nel marzo 2015 dai militari della Guardia di finanza al confine italo-sloveno e trovato in possesso di oltre 145 mila euro, Tramite una serie di accertamento nei confronti di una ditta con sede in provincia di Brescia, rivelatasi il vero volano dell’attività crimnoso, i militari della Guardia di Finanza sono riusciti a ricostruire il meccanismo di frode fiscale che ha portato al sequestro di oltre 9 milioni di beni.

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